Nuova pubblicazione dello studioso
professionista, prof. Giancarlo Bova, edita
dalla Palladio Editrice.
Il noto
“Corpus Membranarum Capuanarum” (CMC) si è
arricchito ultimamente del secondo corposo
volume delle “Pergamene Aragonesi della
Mater Ecclesia Capuana” (1439-1442) di
Giancarlo Bova (di seicentoventiquattro
pagine di testo, novanta stemmi e ventitre
foto a colori, oltre a quindici foto in
bianco e nero), entrando a far parte della
Collana di Studi Sammaritana e Capuana,
promossa dalla Palladio Editrice e diretta
dallo stesso Autore, e che si affianca per
importanza alle altre note Collane di
diffusione internazionale del secolo scorso,
quali il “Corpus Membranarum Italicarum” (CMI),
diretta da Antonino Lombardo, e il “Corpus
Inscriptionum Latinarum” (CIL), diretta dal
grande Teodoro Mommsen.
Un Comitato
Scientifico Onorario di primo piano,
composto da 158 professori universitari,
annovera del mondo culturale impegnato
nell’area medievale della storia, economia,
filologia, musicologia, paleografia,
diplomatica, archivistica, ecc., e fa da
significativo supporto alla ventennale
imponente opera di Bova, che conta ormai già
diversi volumi e la pubblicazione di un
migliaio di pergamene.
Hanno
aderito al Comitato i professori di
Università prestigiose, quali la Sorbona,
Harvard, Cambridge, Oxford, Leeds, Londra,
Madrid, Granada, Lisbona, Bruxelles, Zurigo,
Utrech, Leida, Monaco, Gottinga, Tubinga,
Berlino, Dresda, Bergen, Yale, Washington,
New York, Toronto, Bucarest, Varsavia,
Budapest, Sarajevo, Gerusalemme, Tel Aviv,
Haifa, Nuova Zelanda, Tokio e altre. In
particolare, molto importante è la presenza
nel Comitato dei professori delle Università
dello Stato di Israele e del Centro Studi
sull’Ebraismo di Oxford, tenendo conto delle
ricerche che Bova conduce da anni su alcune
etnie ebraiche presenti nel territorio di
Capua sin da epoche storiche, quali quelle
dei Sadducei, dei Daniti, dei Maccabei, dei
Surici e dei Medici.
Il nostro
Autore, tra l’altro, è accreditato da anni
con interesse presso i vertici del Vaticano,
che non gli hanno fatto mancare
incoraggiamenti a continuare nel suo lavoro.
Uno dei
temi più interessanti trattati da Bova nel
volume, è quello dell’identità cittadina.
Attraverso una ricca documentazione vengono
evidenziate le transazioni economiche della
Chiesa locale con l’antica Capua, nota tra
l’altro per la Perdonanza di S. Maria del 1°
agosto e per le fiere che richiamavano
fedeli e mercanti da ogni parte d’Italia e
d’Europa. Non meno importanti sono i
rapporti tra la Chiesa e la nuova Capua,
quella attuale, ricca di mercanti e di
famiglie facoltose. Per quanto riguarda in
particolare il commercio, si registra nella
città bagnata dal Volturno e nel contado la
presenza di numerosi operatori economici
forestieri e stranieri. Caratteristica di
Terra di Lavoro era la coltivazione della
canapa, mentre i profumi erano la
peculiarità dell’antica Capua. Inoltre sono
studiati dall’Autore anche altri centri
minori, come Marcianise, Mondragone, Bellona,
Vitulazio, Triflisco, Francolise, Teano,
Scarpati, S.ta Maria la Fossa, Pignataro,
Pontelatone, Pietramelara, Caiazzo,
Pantuliano, Calvi, Sant’Angelo in Formis,
Gaeta, Caserta, Casalba, San Nicola la
Strada e tanti altri siti.
L’Autore
pubblica inoltre integralmente un’importante
carta del XIII secolo, dove è riportata la
più antica menzione del Carnevale a Capua.
Infine presenta per la prima volta una
tavola in cui sono raffigurati alcuni tipi
di nodi usati dai notai e giudici capuani
nei loro signa: tra essi spicca il nodo
templare. In altre tavole sono descritti i
cibi, i dolci e i preparati farmaceutici
delle monache di S. Giovanni.
Al di là
del contenuto dell’ottimo libro – scritto da
Bova tutto di suo pugno, in condizioni
talvolta difficili e nell’assenza di
contributi da parte delle Istituzioni –
stupisce come nella sequenza cronologica
delle pergamene della Curia finora
pubblicate, ci siano dei vuoti vistosi!
Quale la causa? Si auspica, a tal punto, che
si possa allestire al più presto una Mostra
delle circa cento pergamene dotate di
sigillo pendente, fruibili sino a qualche
tempo fa e citate dal Granata, dalla
Mazzoleni e dalla Orefice: da sempre,
aggiungiamo, esse hanno costituito uno dei
vanti del locale Archivio Arcivescovile.